| Il
Museo |
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La storia ufficiale, si sa, è fittamente scandita da date
importanti e discorsi celebrativi: "riconoscerla" non ci
sembra impresa inutile, piuttosto, una necessaria
operazione di pausa riflessiva, mentre storia ed eventi al
plurale, sembrano andare avanti imperterriti, investendo
tutte le "realtà singole".
Nel Giugno del 1987 (Bollettino di San
Pompilio, n° 7), P. Martino Gaudiuso definì quella del
Museo " un’idea,
un desiderio, un’opportuna necessità",
tanto più opportuna in quanto si riconosceva la mancanza
di un racconto a vista della storia di San Pompilio, "di
un luogo, cioè, che raccogliesse tutti quegli elementi
personali e figurativi, che permettessero di cogliere la
semplice memoria del Santo, come una più evidente presenza
tra noi".
L’ambulacro al primo piano della casa
scolopica, originariamente destinato alla passeggiata
interna dei Padri, si prestava a tale scopo.
Il 13 luglio,
l’Opera, finalmente realizzata grazie al contributo
della Curia Generalizia dell’Ordine delle Scuole Pie,
della Provincia Napoletana dei Padri Scolopi e dei devoti,
fu inaugurata dal P. Generale dell’Ordine, P. Josep M.
Balcells.
Dopo una partenza
tanto ufficiale, seguono sempre, lo sappiamo bene,
innumerevoli nuovi avvii, successivi ricominciamenti di
cui la storia si riempie…per proseguire!
Chi in tutti questi anni l’ha vissuta in
prima persona, non ha mai rinunciato a sottoporre il
progetto iniziale a continue verifiche, interrogando se
stesso e gli altri, sul senso profondo dell’esistenza di
un Museo a Campi. L’equivoco che questo fosse letto e
vissuto esclusivamente come documento storico-artistico,
era una facile ovvietà, dunque, tanto più pericolosa.
Chiarire che
il Museo andasse visto anche come momento di verifica
culturale, documento di una storia integrale, risultò
essere una priorità assoluta. Era necessario
fornire una chiave di lettura che osasse di più, che
suggerisse le infinite possibilità insite nell’idea di
Museo. Non solo,
dunque, raccolta di oggetti personali, ex voto, documenti
processuali della canonizzazione, di dipinti, simulacri in
cartapesta e sculture, che in circa 220 anni dalla morte
hanno figurato P. Pompilio M. Pirrotti, sempre più, come
riferimento di devozione.
Riuscivano i visitatori, in
occasione degli annuali festeggiamenti del Santo, a
cogliere le diverse sfaccettature di una realtà complessa
come quella museale? Fu proposto a tale scopo un breve
questionario-verifica: in che misura il Museo non aveva
disatteso le sue premesse ideali, quelle di essere luogo
di un "incontro-conoscenza" col Santo.
Dalle risposte date si riuscì a cogliere un
profondo interesse culturale dietro la devozione di ogni
visitatore: il Museo Pompiliano riusciva bene ad essere
"un segno della cultura a Campi": a quanti registravano
tale segno, il dovere di considerarlo valorizzandolo.
Che il Museo aiutasse,
attraverso una lettura storico-artistica, a conoscere
meglio la figura di S. Pompilio, emerse molto chiaramente
dai risultati dell’indagine effettuata. Non era
marginale a quel punto interrogarsi non retoricamente
sulla relazione tra arte e religiosità, e chi, meglio
degli artisti che negli ultimi anni avevano raffigurato il
Pirrotti e dei quali se ne conservano le opere nel Museo,
avrebbe potuto rispondere?
Gli interlocutori, tra i quali V. Cerino, C.
Monticchio, M. Vetrugno, A. Sirsi, G. Golia, P. J. Ruiz,
L. Rapanà, dettero ragione dello stretto legame esistente
tra arte, religiosità e fede. Un legame non solo
emozionale, ma, in modi diversi, critico e fortemente
motivato.
Le finalità culturali, infine, del Museo
Pompiliana, derivano, più che da una precisa volontà in
tal senso, dalla stessa storia. Nel 1995 vi si allestì una
Mostra durante l’annuale rassegna delle "Giornate
Calasanziane", su "La Scienza e le Scienze", cogliendo
l’anniversario dei 150 anni dall’invenzione del motore a
scoppio, avvenuta nel 1843, per opera dello Scolopio P.
Eugenio Barsanti. Il tentativo era quello di risalire alle
origini di una proposta educativa, per rivalutare una
cultura della scienza e ricavarne gli obbiettivi e i
metodi per lo studio e per la vita.
Questa rilettura ex-post della
storia di questi anni in cui il Museo Pompiliana ha visto
la luce e progressivamente ha conquistato una propria
identità, l’abbiamo detto, non è stata oziosa. Ha come
scopo quello di codificare una continuità storica per
l’appunto, che segni il passo al progetto, ad una tensione
non solo ideale ma concretamente rivolta al futuro, degna
premessa di altra storia.
Ilaria Donatio
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il Museo:
galleria d'immagini
(in
allestimento) |
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